Vigoressia: un male di cui non si vuol parlare

vigoressiaLa “vigoressia”, nota anche come “bigoressia”, “complesso di Adone” o “anoressia inversa”, è un disturbo sempre più diffuso tra gli sportivi per lo più amatoriali.

Come sappiamo il termine “anoressia” (dal greco νορεξία, comp. di an- priv. e órexis ‘appetito’) indica l’assenza di appetito, quindi è facile intuire che per anoressia inversa si intendano quelle persone che hanno una percezione distorta del proprio corpo in senso contrario. Essi si percepiscono sempre magri, piccoli e poco tonici, non si spingono a livelli patologici per dimagrire come nel caso degli anoressici,  anzi si presentano ipertrofici, quindi eccessivamente grossi, poiché cercano di raggiungere un’ideale di corpo perfetto senza mai riuscirci secondo i loro standard.

Il termine vigoressia fu utilizzato per la prima volta da Harrison Pope Jr. che definì questo disturbo come «un’alterata percezione della propria immagine corporea che può sfociare in un’applicazione maniacale dell’esercizio fisico» e nei casi più gravi conduce all’adozione di diete squilibrate, spesso accompagnate da un uso scorretto di sostanze artificiali, con possibili ricadute anche gravi sulla salute dell’individuo.

Spesso si cade in questa spirale per il tentativo di emulazione di personaggi dai corpi esageratamente muscolosi, si cerca quindi ad ogni costo e con qualsiasi mezzo di assomigliare a questi corpi idealizzati, anche introducendo nel proprio organismo sostanze dopanti e molto pericolose.
I soggetti che soffrono di questa sindrome molto spesso ignorano l’importanza che i fattori genetici ereditari e il duro allenamento hanno sulle persone  che si desidera emulare; non serve essere uno “sportivo maniacale” per diventare un grande sportivo e non serve assumere integratori e passare ore in palestra per diventare Mr. Olympia. La vigoressia è senza ombra di dubbio un disturbo per cui non si cerca più il benessere psicofisico ma solo l’ipertrofismo, specchio di un edonismo riflesso sull’immagine di sé che culmina col desiderio spasmodico di voler assomigliare al “big Gym” di turno.

Come è facile intuire, i soggetti maggiormente colpiti da questo disturbo risultano i maschi, in un età compresa tra i 18 e i 40 anni. Le persone che soffrono di vigoressia mostrano atteggiamenti ossessivo-compulsivi, manifestando continuamente preoccupazione per la propria forma fisica sia per il timore di regredire rispetto a quanto acquisito che per il costante impegno di migliorare sempre di più le proprie dimensioni fisiche.

I sintomi della vigoressia possono essere riassunti come segue:

  • allenamento maniacale: eccessiva cura del corpo ed eccessivo numero di ore passate ad allenarsi;
  • alimentazione iperproteica: abuso di integratori e maniacale ricerca di cibi ipocalorici;
  • distorsione percettiva dell’immagine di sé: perenne insoddisfazione per il proprio corpo nonostante i sacrifici e il tempo trascorso ad allenarsi;
  • infelicità: nelle situazioni più gravi può condurre a depressione.

Parlare di vigoressia non deve però dare l’idea, assolutamente sbagliata, che sia meglio non praticare attività sportiva, perché lo sport fa bene; esso è soprattutto un’ottima forma di prevenzione contro tantissime malattie e crea una sana sensazione di appagamento generata dalle endorfine rilasciate durate l’attività motoria.

Bisogna soltanto trovare il giusto equilibrio, in quanto lo svolgimento dell’attività fisica deve rappresentare un percorso psico-fisico di appagamento e felicità, certamente non una maniacale ossessione.

 

 

Bibliografia

  • Pope HG Jr, Phillips KA., Olivardia R. The Adonis Complex: The Secret Crisis of Male Body Obsession, Simon and Schuster 2000.
  • De Pascalis Pier Luigi, Vigoressia. Quando il fitness diventa ossessione. Il Pensiero Scientifico, MI 2013.
  • Ferrari E, Ruberto MG. La bigoressia o dismorfofobia muscolare: una nuova patologia emergente. Pavia University press Vol 125 n°2, 2012.